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Fiori per guarire l'anima Stampa E-mail


fiori-per-guarire-lanima-scilla-dim-massaTutto ciò che può accadere a un giardino può anche succedere all'anima: troppa acqua, troppo poca, gelate improvvise, tempeste di vento che piegano ma non spezzano, concime innopportuno che brucia, parassiti... 

Forse per questo, quando qualcuno mi chiede qual è il mio mestiere, rispondo sempre che faccio il giardiniere, il giardiniere delle anime, quello che toglie i sassi dalla terra, che erige steccati contro il vento, che cerca il concime giusto e il tempo giusto per ciascuno. 

Da quando, nel 1991, è uscito il mio primo libro Curarsi con i fiori di Bach molte persone mi hanno chiesto consiglio sugli estratti floreali che potevano servire a rimettere insieme le loro anime ammaccate.

Da allora sono passati molti anni.
In questo frattempo ho assistito allo sbocciare di centinaia di fiori-anime, che hanno usato come concime solo i fiori di Bach: magici catalizzatori di consapevolezza che mentre potano le ansie, sfoltiscono le paure, sarchiano le depressioni, spingono con dolcezza le persone sulla loro strada, la strada del cuore, il magico cammino a spirale che porta verso la luce. 

Quanto a me, faccio proprio come i giardinieri: concimo e aspetto.

A volte l'inverno è lungo, e chi viene da me protesta: "ma queste essenze non fanno niente". 
E invece il disgelo arriva di sorpresa, come i bucaneve nella neve, come i primi fili d'erba: improvvisamente il ghiaccio si scioglie, e il cuore ricomincia a scaldare.

Dicono gli indiani che il sole è il doppio del nostro cuore, e che quando apriamo il cuore, nutriamo il sole.

Qualche volta, anzi: il più delle volte, la cura con i fiori di Bach ha una velocità sbalorditiva: l'estate irrompe dove prima una depressione faceva vedere tutto nero, o dove un attacco di panico aveva chiuso le finestre con il mondo esterno. 

Qualche volta invece  l'autunno a precipitare nell'anima di persone chiuse, pessimiste, amanti del lamento e della critica: allora  tutto un rosso dell'energia ritrovata, giallo della gioia di vivere, e varie sfumature di marrone, che parlano di un ritrovato rapporto con la madre terra e di un amore per se stessi che non si era smagliato. 

Man mano che andavo avanti, lungo la mia strada, il mio giardino si  arricchito di altri fiori.

Un grande dono della vita, uno dei più grandi, ha fatto sì che qualche anno fa andassi a studiare in California, sotto la Sierra Nevada, dove quello che era un antico insediamento degli indiani Hopi  diventato Terra Flora, la terra dei fiori: qui si studiano e si sperimentano le proprietà terapeutiche di tantissime altri corolle colorate. 

Ho passato a Terra Flora uno dei periodi più belli della mia vita: quaranta guaritori da tutto il mondo.
Ci alzavamo la mattina alle cinque e camminavamo in mezzo alla rugiada.
Salivamo fin sotto la montagna,  e poi partivamo alla ricerca dei fiori di cui avevamo bisogno per i nostri preparati.

Non un fiore è stato raccolto senza che prima uno di noi gli si sia inginocchiato davanti, chiedendo il permesso.

Poi il rituale finale, un grande vaso colmo di purissima acqua di fonte (anche questo regalo della Sierra) esposto al sole e alle aquile, e poi tutti in fila, che poggiavamo i nostri fiori sulla superficie dell'acqua, fino a che non c'era più spazio nemmeno per una corolla.

Qualche ora dopo qualcuno di noi sollevava i petali dall'acqua, e li andava a sotterare sotto una grande sequoia.

Poi tornavamo tutti a casa in silenzio, portando quell'acqua di fiori, di sole e di vento, e la imbottigliavamo.

Disegnavamo ghirigori sulle etichette: essenza floreale di iris, di croco, di gigli selvatici. 

Ci sono dei viaggi dai quali non si torna mai completamente. 
Al mio rientro interiore in Italia, ho abbandonato il mio lavoro di giornalista, e ho aperto uno studio, Il giardino interiore, dove aiuto le persone a sbocciare con l'aiuto dei fiori di Bach, dei fiori Californiani, e di altri preparati che arrivano dall'Australia, dall'Alaska e dall'Himalaya

E ogni volta che assisto al miracolo, ogni volta che vedo una persona sbocciare, e che sento che la sua anima ha ricominciato a cantare, mi viene in mente una poesia di Emily Dickinson: 

"Se impedirò a un cuore di spezzarsi, 
non avrò vissuto invano. 
Se potrò lenire il dolore di una vita, 
o se a una pena darò refrigerio, 
o se un pettirosso affranto aiuterò a ritornare al nido, 
non avrò vissuto invano"

 

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