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"Siamo predestinati a trovare
quello che stiamo cercando"


Infanzia infelice: più grande la ferita, più grande il dono Stampa E-mail

magnolia"Un giorno, all’inizio della primavera, incontrai un vecchio contadino.

Aveva piovuto molto in quel periodo e io dissi che tutta quell’acqua al principio della stagione doveva giovare ai raccolti.

Mi rispose: No, se continua così è facile che le piante mettano radici superficiali, ed è probabile che un temporale distrugga i raccolti. 
Invece se le condizioni non sono favorevoli all’inizio, le piante metteranno radici robuste e profonde per arrivare all’acqua e al nutrimento del sottosuolo.
Se viene il maltempo e la siccità, è più probabile che le piante resistano". 

Questa storia è dedicata a tutte le persone che hanno conosciuto, nella prima parte della loro vita, e forse anche dopo, una grande siccità di affetti, e hanno dovuto imparare a mettere radici profonde, a cercare sempre più dentro, nel profondo di se stesse, il nutrimento che mancava.

A quelli che sono cresciuti con l’amico immaginario, quelli che si sono addormentati la notte nella braccia di un angelo, che per non morire assiderati si sono dovuti riscaldare del loro stesso calore. 

Eppure sappiano che dovunque ci sia un deserto, sia di sabbia, sia di ghiaccio, malgrado la desolazione sotto c’è una forza indomabile che preme, che spinge, che non attende altro che di manifestarsi. 

Se piove nel Sahara il deserto si ricopre immediatamente di un commuovente tappeto di erba verde.

E in Alaska, ai primi raggi di sole, fiori di una bellezza incredibile fanno capolino in mezzo al ghiaccio. 

Così succede agli esseri umani: per quanto rigido sia stato l’inverno, per quanto penosa la solitudine e il senso di vuoto che abbiano patito, c’è sempre nel profondo di ognuno di noi un giardino che aspetta di venire alla luce: il nostro giardino interiore

Quella parte di noi che né la freddezza di chi ci sta intorno, né gli abusi, e né quello che è peggio - la trascuratezza e la mancanza di rispetto - riescono a violare, ad uccidere. 

Basta un sorriso, ed ecco sbocciare nei nostri occhi un fiore di loto.rosa

Una mano tesa e il braccio diventa un ramo di fiori di pesco.

Una possibilità ed ecco che il giardino prorompe, crescono gli alberi, e il bambino che non siamo mai stati comincia a giocare sui prati. 

Nessuno può portarci via quello che è veramente nostro: e cioè quello che è dentro di noi.

Possono derubarci di tutto, ma il nostro giardino interiore rimarrà sempre con noi. 

Certo sta a noi decidere che cosa vogliamo farne: alcuni di noi si preoccupano di difenderlo, innalzando steccati altissimi.

Qualcun altro si dimentica di innaffiarlo. Qualcuno invece lo coltiva con amore, e quando ci sono abbastanza fiori, invita anche gli altri a goderne. 

Sono passati molti anni da quando, nel 1995, ho lasciato il mio lavoro di giornalista per occuparmi dei meravigliosi giardini che sono nascosti nel cuore e nell’anima degli altri. 

Sono naturopata e floriterapista ma se qualcuno mi chiede qual è il mio mestiere preferisco dire che faccio il giardiniere, il giardiniere delle anime, quello che toglie i sassi dalla terra, che erige steccati contro il vento, che cerca il concime giusto e il tempo giusto per ciascuno. 

Da quando è uscito il mio primo libro "Curarsi con i fiori di Bach" molte persone mi hanno chiesto consigli sui rimedi floreali che potevano servire a rimettere insieme le loro anime ammaccate.

Da allora ho assistito allo sbocciare di tante persone, un processo facilitato solo dalle centinaia di rimedi floreali che ho collezionato andando in giro e seguendo seminari, corsi e conferenze in tutto il mondo.

Fiori di Bach, certo, ma anche fiori Californiani, Indiani, Alaskani, Australiani, orchidee, fiori dei deserti americani. 

Ed è questo il bello ed insieme il paradosso: con i fiori si aiuta a far venir fuori il fiore che siamo. 

Già nel Corano, comunque, era scritto che i fiori sono stati dati agli uomini per aiutarli a guarire dai loro mali. 

Siamo in pochi ad essere consapevoli di quale riserva di bellezza, colore, profumo c’è dentro ognuno di noi.

Ma "più grande è la ferita, più grande è il dono", ribadiva uno dei miei insegnanti. 

E ho da svelarvi un segreto: proprio come diceva il contadino della nostra storia, tanto più la partenza della nostra vita è stata dura, tanto più abbiamo avuto un’infanzia infelice, forse solitaria, forse difficile da raccontare e da ricordare, tanto più dentro di noi c’è un giardino che aspetta di essere scoperto. 

Come dice un filosofo che amo molto, James Hillman: "Siamo predestinati a tutto ciò che all’inizio della vita ci viene negato".

Se anche tu hai avuto un'infanzia difficile contattami per una consulenza:

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